Estratto
AUDIZIONE COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI SENATO DELLA REPUBBLICA E
COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI E XI COMMISSIONE LAVORO CAMERA DEI DEPUTATI
LINEE PROGRAMMATICHE IN MATERIA DI PARI OPPORTUNITA’ – Prof. Elsa Fornero
Al fine di comprendere le politiche attive del Governo Monti sulle Pari Opportunità, con particolare attenzione ai rapporti tra Donne, mercato del lavoro e famiglia, riportiamo in estratto parte della relazione del Ministro prof. ELSA FORNERO, presentata in data 24 gennaio 2012 .
Giustina Bonanno, Lucrezia GuaitaDiani
Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali
relazione del Ministro prof. ELSA FORNERO, presentata a Roma in data 24 gennaio 2012 .1. Premessa
L’adozione di una strategia nazionale in materia di affermazione dei diritti, promozione del principio delle pari opportunità e prevenzione, contrasto, rimozione delle discriminazioni costituisce un ambito di primaria rilevanza e di sicura priorità del mio Ministero e del nostro Governo. Occorre in tal senso dare una piena attuazione alle politiche nazionali e al contemporaneo rispetto degli obblighi internazionali ed europei, attraverso l’utilizzo efficiente di tutte le risorse disponibili per le politiche di pari opportunità.
Nello specifico, pur nel contesto di rigore finanziario e di risparmi di spesa di questa difficile fase di ciclo, tale strategia necessita di un adeguato presidio, atto a garantire che nei bilanci pubblici le risorse destinate alle politiche sociali in generale, e alle tematiche della parità in particolare, non siano completamente sacrificate dalle misure anti-crisi. Soprattutto, occorre grande responsabilità nel far sì che tali risorse trovino un valore aggiunto nella efficiente sinergia con l'ingente insieme di finanziamenti provenienti dal livello europeo.
L’attuale quadro normativo nazionale è stato progressivamente strutturato soprattutto in riferimento agli adempimenti internazionali assunti dall’Italia rispetto all’attuazione di direttive, convenzioni e raccomandazioni comunitarie ed internazionali.
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Non mi sarà possibile effettuare una disamina completa di tutte le aree di discriminazione e, di conseguenza, di tutti gli interventi effettuati e programmati: stiamo tuttora lavorando per individuare priorità, ma anche per mantenere la continuità con le migliori pratiche già intraprese.
In ogni modo, vi garantisco la mia disponibilità a tornare, in un’ottica di ascolto e non solo di “relazione”, in questa sede. Nel merito dei nostri programmi, vi ribadisco altresì che cercherò la migliore e massima continuità con le iniziative già avviate nel passato, riconoscendo il denominatore comune con i miei predecessori in una idea di società fondata sui diritti di genere, razza, religione, età, diversa abilità, orientamento sessuale: apprezzo e condivido il già affermato approccio di interpretazione unitaria e progettuale delle politiche che le diverse strutture che concorrono alla loro definizione hanno adottato. Vorrei quindi ringraziare in questa occasione il Dipartimento per le Pari Opportunità e gli Uffici della Consigliera Nazionale di Parità per il lavoro svolto e in corso.
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6. Politiche di sostegno al lavoro delle donne, all’imprenditoria femminile e all’assunzione delle donne e dei giovani
Vorrei ora affrontare, a questo punto della mia presentazione, il tema dei diritti sociali e delle libertà positive che sono ad essi correlate.
Il secondo Rapporto sull’imprenditoria femminile, promosso dal Dipartimento per le pari opportunità insieme con il Ministero per lo Sviluppo economico e a Unioncamere, presentato a gennaio 2011, ha evidenziato che le imprese femminili sono cresciute in termini di stock, dal 2003 al 2008, dell’8,7% e rappresentano circa il 23% del totale delle imprese. In valore assoluto le imprese femminili sono oltre un milione e quattrocentomila, un numero di per sé significativo se si considera che è diffuso in maniera omogenea sull’intero territorio nazionale, anche se con intensità diverse tra regione e regione.
In tale quadro, intendiamo strutturare azioni che abbiano come obiettivo quello di contribuire alla crescita delle imprese femminili e favorirne l’accesso al credito in un momento di generale difficoltà del sistema economico nazionale e di elevata criticità per le donne ad inserirsi nel mercato del lavoro e ad accedere a finanziamenti bancari. Gli obiettivi che ci poniamo sono i seguenti:
1. attivare, con il coinvolgimento del sistema bancario, uno strumento agevolativo per l’imprenditoria femminile che sfrutti l’effetto moltiplicatore tipico dei fondi di garanzia associato a finanziamenti in conto interessi o con modalità agevolative di altro tipo;
2. sostenere le attività regionali in favore dell’imprenditoria femminile;
3. eliminare le discriminazioni nell’accesso al credito. Le donne hanno un accesso al credito più difficoltoso e pagano tassi di interesse più alti, e ciò indipendentemente dalle loro capacità di ripagare il debito.
Vorrei altresì ricordare in questa sede che tra gli interventi varati con il decreto “Salva Italia” si sono previste agevolazioni fiscali nei confronti di chi assume a tempo indeterminato personale femminile e giovani al di sotto dei trentacinque anni di età, con particolare riferimento alle assunzioni in meridione. Sono stati inoltre appostati fondi a valere sul prossimo triennio per incentivare l’occupazione giovanile e femminile. Il decreto “Cresci Italia” ha inoltre previsto la possibilità di costituire una società semplificata con contratto o atto unilaterale da parte di persone con meno di trentacinque anni e a fronte di un capitale sociale non inferiore ad un euro.
La scarsa partecipazione femminile al mercato del lavoro è un fattore cruciale di debolezza del nostro sistema: in Italia, l’occupazione femminile è più bassa che in quasi tutti i paesi europei soprattutto nelle posizioni più elevate e per le donne con figli. Nella consapevolezza che il tempo di cura della casa, dei bambini, di adulti malati, di disabili o di anziani a carico delle donne resta in Italia più elevato che negli altri paesi, e che la mancanza di servizi di supporto (e il loro costo elevato) nelle attività di cura, rappresenta un ostacolo per il lavoro a tempo pieno per migliaia di donne che lavorano part time e per l’ingresso nel mercato del lavoro di altrettante, sarà mio impegno garantire maggiori servizi e una organizzazione del lavoro tali da consentire ai genitori una migliore assistenza dei propri figli, senza per questo interrompere necessariamente l’orario di lavoro.
In questo quadro il ruolo di coordinamento del Dipartimento per le Pari opportunità sarà rafforzato e si orienterà verso azioni che dovranno garantire una diffusione equilibrata, su tutto il territorio nazionale, dei servizi per la conciliazione per evitare fuoriuscite dal mercato del lavoro delle giovani madri, anche con sussidi monetari per la frequentazione di asili nido, per incoraggiare le donne disoccupate alla ricerca attiva di lavoro e, soprattutto, creare nuove e qualificate opportunità di lavoro nel settore della cura delle persone e dei servizi per la famiglia e la comunità.
Sempre in materia di occupazione femminile, l’Ufficio della Consigliera Nazionale di Parità è impegnato a sviluppare ed incrementare i provvedimenti adottati in sede comunitaria per promuovere attività di informazione e formazione, coerentemente con i piani strategici “Europa 2020” e “Italia 2020”. E’ a regime l’Osservatorio sulla Contrattazione decentrata e una Banca dati sull’attività giudiziale e stragiudiziale che attua un monitoraggio costante su tutta l’attività di conciliazione e di contrasto alle discriminazioni, supportata da un’assistenza di carattere giuridico. Nell’ambito dell’Osservatorio , una parte fondamentale è dedicata alla possibile applicazione del salario di produttività inteso come strumento di flessibilità, utile alla conciliazione vita/lavoro. Il razionale di questo processo è la valorizzazione della flessibilità concertata, mentre l’idea cardine è quella di fare leva su strumenti alternativi di sostegno al reddito per creare un modello innovativo e complementare ai sistemi di remunerazione più tradizionali. Ricordo infine la Carta delle pari opportunità e uguaglianza promossa da tutte le consigliere di parità e sottoscritta da numerose parti sociali ed aziende.
7. Politiche per la conciliazione dei tempi di vita e lavoro
La conciliazione tra tempi di vita e di lavoro rappresenta senza dubbio una delle politiche che meglio coniuga le diverse competenze del mio mandato e mi consente di affrontare, e di riprendere in maniera unitaria, la questione dell’occupazione femminile e quella del lavoro di cura familiare, delle responsabilità personali e di quelle professionali, troppo spesso vissute come antitetiche. (………………)
In questo quadro si inseriscono le iniziative che intendo assumere a breve per sviluppare ancor di più le politiche di conciliazione (e condivisione) dei tempi di cura e di lavoro e per avviarne di nuove. Il ruolo di coordinamento del Dipartimento per le Pari opportunità sarà rafforzato e si orienterà verso azioni che dovranno garantire una diffusione equilibrata, su tutto il territorio nazionale, dei servizi per la conciliazione per evitare fuoriuscite dal mercato del lavoro delle giovani madri, per incoraggiare le donne disoccupate alla ricerca attiva di lavoro e, soprattutto, creare nuove e qualificate opportunità di lavoro nel settore della cura delle persone e dei servizi per la famiglia e la comunità.
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Nell’ambito del Piano Italia 2020 per l’occupabilità, è stato sottoscritto l’Avviso comune 8 marzo 2011 con le parti sociali per individuare e condividere una serie di strumenti utili nell’ambito del mercato del lavoro, per favorire la flessibilità lavoro/famiglia e quindi la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Essendo necessario incentivare procedure e prassi virtuose legate alle relazioni industriali attraverso la sperimentazione di strumenti flessibili per sostenere le donne nel mercato del lavoro. In tal modo la promozione della flessibilità organizzativa può tradursi in maggiore e miglior bilanciamento tra tempi di vita e di lavoro e può consentire alle aziende, ai lavoratori e alle lavoratrici, di essere maggiormente produttivi e di concorrere così al buon andamento dell’impresa. Un tema che mi sembra innovativo e paritetico attiene infine all’incentivo al congedo parentale anche maschile, in una corretta divisione degli oneri e della curatela dei figli all’interno della coppia.
(……………………)8. Prevenzione, salute, sicurezza e vigilanza
Il recente Testo Unico in materia di prevenzione e sicurezza sul lavoro consente di garantire interventi appropriati che realizzino le condizioni per l’equità di genere, ambito fortemente trascurato dalla legislazione previgente. E’ stata introdotta nell’ambito della valutazione dei rischi lavorativi una necessaria attenzione al genere: la valutazione della diversità è divenuta un obbligo rivalutando in particolare la ricerca scientifica e la discussione sul tema della differenza di genere e sulla loro incidenza nel campo della salute nel suo complesso e nel lavoro come fattore derivato.
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In particolare, gli Uffici della Consigliera nazionale di parità hanno attivato un tavolo con le parti sociali e le organizzazioni del volontariato per sviluppare politiche attive a tutela dei lavoratori e lavoratrici affette da patologie oncologiche e invalidanti. Si sono in tal senso già realizzate attività sia di impatto contrattuale, sia sui luoghi di lavoro.
(………………………..)Per quanto concerne il profilo della tutela delle lavoratrici madri, ricordo che su tale tematica è costantemente concentrata l’attività ispettiva degli Uffici territoriali, con particolare attenzione al fenomeno delle dimissioni della lavoratrice madre/lavoratore padre. Tali dimissioni devono essere convalidate dal servizio ispettivo del Ministero del lavoro, competente per territorio nel periodo di vigenza del divieto di licenziamento, ossia nell’arco temporale compreso tra l’inizio della gravidanza ed il compimento del primo anno di vita del bambino.
Un tema a cui tengo moltissimo, che inserisco in chiusura ma che ritengo di grande importanza, e pertanto vorrei ribadire come prioritario nell’azione del Ministero, è relativo alle cosiddette dimissioni in bianco, in un’ottica di affermazione della libertà contro ogni forma di soggezione e costrizione dei lavoratori e delle lavoratrici. Vogliamo riprendere questo tema per arrivare ad una regolamentazione che , in modo corretto ed efficace disincentivi e contrasti l’uso di questa pratica purtroppo ancora diffusa su tutto il territorio nazionale.
(fine)
NISTRO DEL LAVOR

